È più facile fare impresa in Botswana che in Italia

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Il rapporto annuale “Doing Businessè impietoso verso il nostro Paese: su un totale di 189 Paesi l’Italia si colloca al 65esimo per possibilità di aprire un’impresa (e portarla avanti)

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Fare impresa in Italia? Meglio andare in Botswana. A dirlo sono gli economisti di Washington che, nella classifica Doing Business 2014, stilata dalla Banca mondiale collocano il Paese al 65esimo posto su 189 economie prese in esame. Subito dopo Saint Lucia, un’isola delle Antille e Bielorussia. In realtà, rispetto allo stesso report dello scorso anno, l’Italia guadagna ben otto punti (dal 73esimo al 65esimo posto).

Un piccolo passo avanti dovuto in sostanza a tre fattori: registrazione della proprietà (dal 54esimo al 34esimoposto), efficacia dei contratti (da 140esimo a 103esimo) e commercio estero (da 58esimo a 56esimo). Un capitolo a parte riguarda invece la gestione dei fallimenti: il Paese ha perso tre posizioni rispetto al 2013, ma resta comunque nella parte alta della classifica, al 33esimo posto. Le lungaggini burocratiche e l’alta pressione fiscale rimangono però i punti più controversi e negativi per le piccole e medie imprese italiane.

Secondo il report fare impresa sarebbe più semplice in Botswana (56esimo posto), ma anche in Rwanda (32esimo posto), Armenia (37esimo posto) e nelle isole Tonga (57esimo posto). Se sui tempi sono stati fatti passi avanti, le procedure per metter su un’attività sono ancora troppe (6 contro le 5 della media Ocse) e soprattutto onerose. Pesano i costi: un imprenditore italiano effettua circa 15 pagamenti all’anno, impiega 269 ore di lavoro amministrativo e versa delle imposte sugli utili, sui consumi e i contributi sociali e previdenziali quasi doppie rispetto alla media Ocse, oltre il 65 per cento.

Proprio sul dato relativo alla tassazione, il peggiore in verità, l’Italia si colloca al 138esimo posto al mondo, perdendo tre punti rispetto al Doing Business 2013. In difetto anche i permessi per costruire che dal 101esimo posto adesso scivolano al 112esimo e la facilità di aprire una nuova società (che passa dall’84esimo al 90esimo posto). Peggiora anche l’accesso al credito che dal 105esimo scende giù al 109esimo posto in classifica.

Perfino avere un allaccio alla rete elettrica è complicato: 5 procedure per 124 ore di lavoro. Insomma per fare impresa, secondo gli economisti di Washington, meglio allora andare a Singapore (prima in classifica da qualche anno) seguita a ruota da Hong Kong, Nuova Zelanda e Stati Uniti e Danimarca. Al sesto posto entra la Malesia che supera la Corea e la Norvegia. Chiude la top ten infine la Gran Bretagna. Per l’Italia c’è però un’ulteriore amara sorpresa: tra i Paesi Ue, dove la Germania è al 21esimo posto, il Belpaese si trova nelle retrovie, perfino sotto la Spagna della crisi (52esimo posto): peggio di noi insomma fanno solo Grecia, Romania e Repubblica Ceca.

 

Articolo tratto da “Il Fatto Quotidiano”

 

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