Italia: Debito Pubblico Verso L’Iperspazio

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Il debito pubblico italiano non è più arginabile, esiste soltanto un modo per fare in modo che l’indebitamento dello Stato sia sostenibile: crescere

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Partiamo da un presupposto che ci siamo stufati di ripetere: è inutile continuare a chiedere un taglio importante della spesa pubblica allo Stato italiano per ridurre il debito pubblico in quanto, anche se si decidesse di farlo, si andrebbe a tagliare sulla sanità italiana (già adesso notoriamente super efficiente), sulla scuola (la prima al Mondo per il livello degli insegnanti, non è vero ?), sulla rete pubblica di trasporto (non siete stufi di prendere treni costantemente in orario ?) e su altre cose simili.

Detto questo, ci preme ricordare un concetto: il valore nominale del debito pubblico di un paese non è, di per sé, un problema. Il problema viene dal confronto tra l’indebitamento dello Stato ed il PIL dell’economia.
Pensatela come un’azienda, investireste mai il vostro denaro in azioni emesse da una società con 10 miliardi di euro di debiti ?
Risposta dell’investitore della domenica: “No il debito è cattivo”
Risposta dell’investitore serio: “Dipende da tante altre cose, tra cui il livello dell’attivo rispetto al passivo”

Il debito pubblico italiano è un problema, e sarebbe stupido negarlo:

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(True Economics)

Per l’ennesima volta in Europa, tuttavia, si osserva il problema dal lato sbagliato.

Non c’è bisogno di fare discorsi del tipo “No io sono di Sinistra e secondo me…” “Ma va là ! Ascolta me che sono di Destra e che credo che…”, quando si parla di debito pubblico non si parla di un concetto politico, ma di uno economico o, se preferite, matematico.

In Italia non si può dire “il debito pubblico è alto” e chiudere così il discorso. Alto rispetto a cosa ?
Il debito pubblico italiano è alto rispetto al PIL, e questo significa che, per risolvere il problema, si possono fare tre cose:

1) Tagliare il debito pubblico (ovvove ovvove…qualcuno ha parlato di default ?)
2) Tagliare le spese dello Stato (vedi introduzione)
3) Fare crescere il PIL
Escludiamo la prima ipotesi che, per carità, non si può nemmeno citare senza creare panico sui mercati.
La seconda, se l’Italia fosse un paese serio, sarebbe una via piuttosto logica. Ma dato che siamo in un paese dove i servizi fanno schifo da nord a sud, occorre chiedersi che cosa succederebbe con ancora meno risorse economiche destinate a questi servizi che lo Stato gentilmente ci offre. Certo, ci sarebbe l’idea di rendere la spesa pubblica più efficiente, ma, ancora una volta, viviamo in un paese poco logico. Fino a quando una regione potrà permettersi di assumere camminatori tra uffici pubblici e spalatori di neve retribuiti ad agosto, potremo rispondere con una grassa risata all’idea dell’efficienza nella spesa pubblica. Chiediamoci insieme perché la Germania ha una spesa pubblica pari al 43,9% del PIL mentre in Italia siamo al 51,1% con servizi imbarazzanti al confronto.
Chiudete gli occhi, immaginate un paese nel quale la meritocrazia non sia un’eccezione nel sistema, dove gli stipendi dei dirigenti pubblici non suonino come un furto, dove i servizi offerti dallo Stato siano più simili a quelli del Nord Europa rispetto a quelli del Nord Africa, dove la burocrazia non distrugga l’attività d’impresa e dove il regime fiscale sembri essere abbastanza logico. Bella l’immagine vero ? Certamente, e ce ne accorgiamo soprattutto perché non viviamo in un sistema simile. Andate a chiedere ad un tedesco cosa pensa di queste cose in Germania, si lamenterà anche lui (è nella natura umana), ma spalancherà gli occhi quando gli parlerete delle vostre italiche avventure in un qualunque ufficio pubblico.
Il terzo punto, infine, è il più bello. Anni fa il premio Nobel per l’economia Paul Krugman scriveva sul NY Times, con fare provocatorio, che il debito pubblico di un paese non viene mai ripagato. Questo perché – spiegava Krugman – la crescita economica e l’inflazione riducono il valore reale del debito pubblico di un paese fino a quando viene ripagato a condizioni sorprendentemente convenienti rispetto a quando non si potesse pensare inizialmente e lasciato alle spalle, creando spazio ad una nuova creazione di debito.
Il rapporto debito/PIL cala, dunque, grazie alla maggiore crescita del denominatore rispetto al numeratore. Lo ripetiamo, dunque: il debito è soltanto una questione matematica.
Bei tempi quando l’Italia poteva permettersi di crescere a ritmi maggiori rispetto a quelli del proprio debito. Immaginando una crescita media annua del 3% per i prossimi anni, con un’inflazione nulla, avremmo bisogno di un PIL in crescita di oltre tre punti percentuali all’anno. Chi sta in Parlamento, che di matematica ed economia in genere sa molto poco, propone ricette varie. C’è chi dice che la spesa pubblica va tagliata, cercando di portare il deficit italiano a quota zero. C’è chi propone addirittura di puntare all’avanzo di bilancio (una magnifica utopia). C’è chi dice che basta tagliare le tasse (tagliando le tasse in maniera netta possono salire di molto i consumi, ma poi in qualche modo il buco nelle casse dello Stato va colmato, o no ?). C’è chi propone di uscire dall’euro e creare inflazione, ma poi con la nuova lira quanto tempo passerà prima che gli investitori tornino a comprare titoli di debito dello Stato italiano indicizzati nella nostra nuova piccola valuta ? C’è chi propone di fottersene della Germania cattiva e di continuare a fare debito, perché tanto i mercati non se ne accorgeranno mai e gli interessi sul debito non cresceranno a livelli insostenibili. Ci sono tante persone che propongono, probabilmente anche troppe. Ma tanto, ripensandoci, alla fine nessuno fa niente, perché, in pieno spirito ad italiano DOC, è bello cercare di vedere i problemi da lontano, sembrano più piccoli.
E poi, un giorno, uscendo in giardino ci scappa l’occhio verso la casa del vicino a cui stanno pignorando tutto, e, scuotendo la testa, si dice: “Vabbé la Grecia è messa peggio dai…”

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