Russia: una “superpotenza” con il PIL dell’Italia

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Un interessante articolo apparso sul quotidiano spagnolo El País ci fa notare come ci sia un netto contrasto tra la spavalderia politica di Putin e la bassa rilevanza economica della Russia, vi traduciamo l’intero articolo

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(ripubblicazione articolo del 21 marzo 2014)

Dall’intervento russo in Crimea trasuda tutta la fermezza, ambizione e pomposità di una potenza imperiale. Un’azione militare senza complessi, discorsi epici pronunciati nella splendida sala di San Giorgio del Cremlino e un’indifferenza sfacciata verso le minacce di rappresaglia dell’Occidente: tutti i tasselli sembrano entrare alla perfezione nel mosaico imperiale. Tuttavia, sotto queste dimostrazioni di forza, giace una realtà piena di debolezze.

Il PIL della Russia (2000 miliardi di Dollari) è, effettivamente, della stessa dimensione di quello dell’Italia, un Paese economicamente in affanno da diversi lustri, paralizzato politicamente e sostanzialmente irrelevante su scala globale. Le titaniche ambizioni del Cremlino viono in un corpo economico relativamente piccolo: 1/4 del PIL cinese e 1/8 di quello statunitense.

Naturalmente, diversi elementi collocano la Russia in un altro pianeta geopolitico rispetto all’Italia. Uno spaventoso arsenale nucleare, delle forze armate arretrate per certi aspetti, ma poderose e sulla via del rinnovamento, il potere di veto nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU, delle straordinarie riserve energetiche, la profondità strategica che offrono i legami storici con le altre repubbliche sovietiche, un’estensione territoriale senza pari.

Tuttavia l’evocativa equivalenza del PIL italiano e di quello russo serve come promemoria delle serie debolezze interne della Russia. Un Paese con un grave problema demografico (la popolazione è scesa da 148 a 143 milioni negli ultimi decenni, e la speranza di vita per gli uomini è pari a soli 64 anni), un’economia basata su un unico settore, dunque molto esposta alle variazioni nei prezzi del mercato energetico (qualcuno ricorda il nome di un’azienda russa oltre a Gazprom ?), un’evidente arretratezza tecnologica in confronto alle altre potenze economiche, un sistema educativo con risultati mediocri (secondo i parametri PISA).

Queste non sono questioni marginali. La capacità di influenza internazionale e il potere militare non possono esistere senza una sottostante prosperità economica.

Ciò nonostante, lo spirito politica marca il destino delle Nazioni e può indirizzarlo verso orizzonti sorprendenti. Il regime di Putin incarna per certi aspetti la volontà della forza di memoria nietzschiana. Questa volontà sembra essere il primo impulso di tutta la sua politica, e non ha freni interni. In un Paese non privo di difficoltà sociali, il Cremlino può investire il 4,4% del PIL in spese militari senza che nessuno discuta. In Europa quasi nessuno raggiunge il 2%.

Il sentimento di affronto per gli affari occidentali dopo la dissoluzione dell’URSS, l’orgoglio per la propria Storia e uno spirito nazionale chiaramente incline a non arrendersi mai alimentano questa attitudine che non quadra con il vero peso economico del Paese. I Russi non abbandonarono Stalingrado. Le pagine meravigliose di “Vita e Destino” di Vasili Grossman que raccontano la resistenza dei Sovietici in questo assedio tracciano le caratteristiche culturali che spiegano, forse, almeno in parte, questa ambizione a combattere con avversari più grandi. Orgoglio ? Capacità di resistenza ? È difficile dirlo, però anche questo conta. Non possiamo dimenticarci dei Russi, ma nemmeno del loro PIL.

 

Traduzione di un articolo pubblicato su “El País“, traduzione a cura dell’autore

 

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2 Comments on "Russia: una “superpotenza” con il PIL dell’Italia"

  1. neanche i francesi sono super potenza

    • Ma la Russia ha una popolazione più che doppia rispetto a quella francese, eppure il PIL è quello che è

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