Spagna: la riforma del lavoro crea disoccupazione

Mariano Rajoy

Si pensava che la Spagna di Rajoy potesse diventare l’esempio da seguire per tutti i paesi periferici dell’Eurozona, eppure i dati mostrano un’altra realtà.

Mariano Rajoy

Se ne sono tessute le lodi, attribuendo al governo Rajoy il merito di avere aperto la stagione delle riforme strutturali e di essere un esempio per gli altri paesi periferici dell’eurozona alle prese con la crisi del debito. Eppure è un bilancio poco incoraggiante quello dell’ultima riforma del lavoro in Spagna, che compie oggi due anni, secondo la valutazione della Fondazione delle casse di risparmio (Funcas).

Il numero di disoccupati iscritti agli uffici di collocamento, che alla chiusura del gennaio 2012, un mese prima del varo della riforma, era di 4.599.829 persone, due anni dopo è di 4.814.435, con un aumento di 241.606 di senza lavoro, pari a un +4,6% nel gennaio scorso.

Nello stesso periodo, il numero di iscritti alla Previdenza sociale si è ridotto di 769.627 persone, fino a complessivi 16.176.610 lavoratori, pari a un -4,5% alla fine di gennaio 2014.

Il consuntivo è negativo anche prendendo in considerazione i dati dell’inchiesta trimestrale sulla popolazione attiva (Epa) realizzata dall’Istituto nazionale di Statistica (Ine): il numero di 5.273.600 disoccupati, registrati all’entrata in vigore della riforma nel quarto trimestre del 2011, è salito a 5.896.300 nello stesso trimestre del 2013, pari a 622.700 persone in più (+11,8%) in due anni.

Articolo tratto da ilsole24ore.com

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