Capire l’economia – Lezione 34: Che cos’è il cuneo fiscale ?

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Se ne sente tanto parlare ma, probabilmente, sono tante le persone che non hanno bene in testa che cosa sia esattamente il “cuneo fiscale” quando si parla del mercato del lavoro, cerchiamo di capirlo insieme

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Il concetto di cuneo fiscale è, di per sé, molto semplice da capire.
Come ognuno di voi saprà (specialmente se nella vita fa l’imprenditore), un lavoratore dipendente ha un costo superiore a quello del suo semplice stipendio.

L’idea fondamentale che bisogna avere in testa, dunque, è che se noi abbiamo un’azienda ed un nostro dipendente (il sig. Rossi) riceve 1500 € netti al mese, alla fine dell’anno scopriremo che far lavorare il sig. Rossi da noi ci è costato molto di più di quei 1500 € mensili.

Questa distorsione è dovuta al cuneo fiscale, che è dato dal seguente rapporto matematico:

Come ben potete immaginare, le imposte sul lavoro fanno parte dell’intero costo del lavoro. Questo significa che il rapporto di cui stiamo parlando risponde ad una semplicissima domanda: quanta parte del costo del lavoro è dovuta alle imposte ?
Allo stesso modo (lo diciamo per chi non avesse familiarità con questo metodo di ragionare, vogliamo essere il più chiari possibile in questo post), se abbiamo una cesta di mele verdi e gialle e vogliamo sapere qual è la percentuale di mele gialle rispetto al totale, basterà fare:

Otterremo così un numero minore di 1 che ci indicherà la percentuale da noi ricercata (ad esempio se il risultato è 0,40 significa che abbiamo il 40% di mele gialle ed il 60% di mele verdi).

Tornando al cuneo fiscale, abbiamo capito il concetto fondamentale grazie all’esempio appena riportato, ma che cosa dobbiamo mettere nelle “imposte sul lavoro” ?
In questa categoria troviamo:

- imposte dirette (es. IRPEF)
– imposte indirette
(es. varie imposte di bollo, di registro, ecc.)
– contributi previdenziali

Ma tocchiamo con mano che cosa significa avere un cuneo fiscale elevato.
Gli ultimi dati OCSE ci dicono che nel nostro Paese il cuneo è pari (IN MEDIA) al 47,8%.
Ora immaginate di essere un imprenditore e di aver assunto il nostro sig. Rossi con il suo bello stipendio netto da 1500 € (superiore a quelle medio in Italia, ma comunque non si può dire che il sig. Rossi possa vivere da nababbo), cosa comporta questo in termini di costo per la nostra azienda ?
Il calcolo è semplice se utilizziamo il dato medio OCSE, quei 1500 € sono pari, nella sostanza, al 52,2% del costo totale del lavoro (che è dato da 100% – 47,8%; il calcolo corretto non è esattamente questo, ma per i nostri fini questo numero va bene).
Questo significa che, ogni mese, il sig. Rossi ci costerà 1500/0,522, cioè 2873,56 €, quasi il doppio del suo stipendio netto.

Capite bene il problema, dunque, se per ogni dipendente l’imprenditore è costretto a pagare un doppio stipendio (dipendente e Stato).
Immaginate le possibilità di crescita per il mercato del lavoro di fronte ad un taglio del cuneo fiscale, con una conseguente crescita dei salari, ripresa dei consumi, ripresa dell’inflazione e, infine, del PIL.

 

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